Giorgio Volpe
Scritto da 12 min di lettura

Google.com/goto : i redirect che stanno cambiando le regole del gioco per la SEO

Cosa sono, perché Google li ha introdotti e cosa comportano per chi lavora nella ricerca organica

1. La comparsa dei link goto tra giugno e agosto 2026

Tra giugno e agosto 2026 la comunità SEO si è concentrata su un cambiamento tecnico decisamente rilevante: i link nei risultati di ricerca di Google non puntano più direttamente alla pagina di destinazione, ma passano per un indirizzo intermedio del tipo google.com/goto?url=[stringa codificata]. Dopo una prima segnalazione di Alex Greenland il 23 giugno 2026, la notizia è rimbalzata su Search Engine Roundtable l’8 luglio.

Il fenomeno ha avuto inizio molto prima di queste segnalazioni. Nell’articolo dell’8 luglio Search Engine Roundtable pubblicava uno screenshot di Ahrefs, condiviso da Brodie Clark, in cui si vede che il percorso www.google.com/goto acquisisce traffico e keyword organiche da marzo 2026. La nostra verifica su Semrush conferma la stessa tempistica: il traffico organico stimato sul percorso google.com/goto/ lascia lo zero intorno a marzo 2026 – tre mesi prima della prima segnalazione pubblica e cinque prima della conferma ufficiale.

Grafico Ahrefs Site Explorer per www.google.com/goto: traffico e keyword organiche piatti a zero per due anni e in forte crescita da marzo 2026
Ahrefs, Site Explorer su www.google.com/goto: traffico e keyword organiche a zero per due anni, in movimento da marzo 2026. Screenshot pubblicato da Search Engine Roundtable l’8 luglio 2026, condiviso da Brodie Clark.
Panoramica dominio Semrush per google.com/goto/: il grafico del traffico organico stimato resta a zero fino a circa marzo 2026, poi inizia a salire (gennaio-maggio 2026)
Semrush, Panoramica dominio su google.com/goto/, scheda Ricerca Google, gennaio-maggio 2026: il traffico organico stimato lascia lo zero intorno a marzo 2026.

La svolta arriva il 26 agosto 2026, quando un portavoce di Google conferma il rollout a Search Engine Roundtable e Search Engine Land con una dichiarazione sintetica e vaga: “We have a long history of deploying technical measures against evolving forms of abuse, and we regularly take steps to protect our services and users”. Google non specifica il bersaglio di queste misure né fornisce dettagli tecnici.

Nei giorni successivi il rollout accelera: Derek Perkins (Nozzle) segnala una copertura “vicina al 100%” su diversi provider di IP residenziali, e SerpApi osserva il redirect anche su Google Videos, Google Lens e AI Overview. Il 28 agosto Schwartz parla ormai di un braccio di ferro tra Google e l’ecosistema dei tool SEO.

2. Cosa sono i link goto e perché Google li ha introdotti

Fino a poche settimane fa l’HTML di una SERP conteneva, per ogni risultato organico, un link diretto e leggibile verso l’URL di destinazione: chi analizzava il markup – un tool di rank tracking, per esempio – poteva estrarre quell’indirizzo senza altri passaggi.

Con il nuovo sistema quel link diventa un indirizzo del tipo google.com/goto?url=[parametro codificato]. La destinazione reale è nel parametro, in forma non leggibile lato client. Per conoscere la destinazione bisogna seguire il redirect – un salto HTTP in più, lato server, che si chiude con una redirezione 302 (temporanea) verso la pagina finale.

Il comportamento però non è uniforme: da sessione non autenticata i link goto sono immediati da trovare, da utente loggato molto meno. Google non ha documentato la differenza; DemandSphere osserva che sugli utenti loggati la sostituzione “può esserci o non esserci” e indica la navigazione in incognito come metodo di verifica affidabile.

Due dati documentati aiutano a inquadrare la vicenda, e vanno distinti dall’interpretazione che ne discende.

Primo dato: il 20 luglio 2026 la corte federale del Northern District of California ha respinto in via definitiva la parte dei claim DMCA di Google contro SerpApi – uno dei principali fornitori di dati SERP – relativa ai risultati privi di contenuto protetto, qualificando URL, snippet e dati aggregati come fatti pubblicamente accessibili. Gli altri claim sono stati respinti con facoltà di emendare e il 10 agosto Google ha depositato un complaint emendato: il contenzioso resta aperto, ma su un terreno più stretto.

Secondo dato: da metà settembre 2025 il parametro num=100 ha cessato di funzionare, costringendo i tool di terze parti a moltiplicare le richieste per ottenere gli stessi dati. Google non ne annunciò la rimozione e dichiarò poi di non averlo mai supportato – un copione che con i link goto si ripete.

Ipotesi – condivisa da osservatori come Barry Schwartz, mai formulata da Google in questi termini: i link goto sarebbero un secondo e più incisivo capitolo della stessa strategia, pensato per rendere più costoso estrarre dati dalla SERP su larga scala.

3. Le conseguenze per i professionisti SEO

Per chi lavora nella SEO l’impatto pratico è quasi tutto sulla misurazione, non sulla visibilità reale. Sia chiaro, non è cosa da poco: la definizione delle strategie di intervento e la verifica di impatto delle azioni conseguenti dipendono in gran parte da questo tipo di misurazione. Search Engine Land riferisce che Search Console non risulta impattata e in linea di massima titolo, snippet e posizione in SERP restano invariati. Come vedremo fra poco, però, sull’indicizzazione degli URL intermedi ci sono eccezioni. Per il resto, cambiano costo e accuratezza dei dati ottenuti dai tool.

L’effetto si somma a quello della rimozione di num=100: se allora a moltiplicarsi erano le pagine da scaricare, ora sono le richieste per interpretare una singola pagina. Per i vendor di rank tracking significa costi operativi più alti, che tendono a tradursi in prezzi maggiori per i clienti o in una copertura ridotta – meno keyword, minore frequenza di aggiornamento – lo schema già visto dopo settembre 2025.

C’è poi un rischio da non sottovalutare: la comparabilità storica dei dati. I ranking raccolti prima, durante e dopo il rollout potrebbero non essere pienamente confrontabili, introducendo rumore e conseguenti difficoltà di interpretazione dei dati.

Resta infine aperto il fronte dell’attribuzione in GA4: se il passaggio per google.com/goto non preservasse un referrer pulito, non si possono escludere problemi di tracciamento e sversamenti del traffico organico in (direct)/(none), con conseguente aumento della forbice tra dati GA4 e GSC. Un fenomeno da monitorare con attenzione.

4. Gli effetti collaterali indesiderati

L’aspetto più notevole emerge da una verifica diretta del 31 agosto 2026: interrogando Google con la query site:google.com/goto abbiamo rilevato un effetto collaterale di rilievo. Molte pagine risultano indicizzate sotto il dominio google.com, ma restituiscono titoli e snippet di siti di terze parti.

Risultati Google per la query site:google.com/goto: più pagine indicizzate sotto il dominio google.com con titoli e snippet di siti di terze parti (strumenti di ricerca legale, mercato dei cablaggi elettrici, corsi di construction management)

Cliccando su questi risultati si arriva alle pagine dalle quali Google ha “estratto” il testo àncora del link e lo snippet:

La pagina di destinazione reale su sonix.ai da cui Google ha estratto titolo e snippet del primo risultato: '5 Powerful AI for Legal Research Tools That Save Hours in 2026'

Come è possibile? Quella che segue è un’ipotesi, non un dato accertato.

Il robots.txt di google.com contiene la direttiva Disallow: /goto? – che interdice ai crawler i percorsi /goto seguiti da query string, cioè la forma degli URL in questione:

Il file robots.txt di google.com aperto nel browser: tra le direttive compare Disallow: /goto?, che blocca la scansione dei percorsi /goto con query string

L’interdizione al crawling non impedisce però l’indicizzazione: è Google stesso a documentare che un URL bloccato da robots.txt può finire in indice se scoperto tramite link, perché il blocco riguarda la scansione. Anzi, non scaricando la risorsa, Googlebot non può leggere un eventuale noindex. Si aggiunge il comportamento tipico del 302: di fronte a un redirect temporaneo Google tende a mantenere in indice l’URL che redirige. Senza informazioni dalla scansione, il listing viene costruito con quanto è disponibile altrove: il testo dei link che puntano all’URL e la pagina di destinazione.

Non provate a replicare l’errore…. già oggi 1 settembre Google ha eliminato traccia di quei link, magari usando la funzione di rimozione URL della sua Search Console. In ogni caso, era un problema che poteva incidere più sulla forma che sulla sostanza, ma di sicuro Google non ci ha fatto una bella figura e i titolari dei siti interessati non sarebbero stati felici di essere presi in ostaggio dal dominio google.com.

5. I rank tracker sono davvero in difficoltà?

Dipende dallo strumento e dal tipo di risultato: il quadro che emerge dalle comunicazioni dei principali vendor è tutt’altro che uniforme.

DataForSEO sostiene di aver individuato il comportamento prima del rollout su larga scala e di aver sviluppato una soluzione in anticipo: oggi solo lo 0,01% delle SERP della sua API può contenere un link goto non risolto negli elementi organici. Sulle altre feature il quadro cambia: 0,39% per i featured snippet, 25,1% per i Local Pack e 52,26% per gli AI Overview – segno che tracciare le citazioni nelle risposte generative resta il fronte più fragile per l’intero settore.

Due precisazioni: i numeri, avverte DataForSEO stessa, misurano la quota di SERP della sua API che possono contenere un link non risolto, non la frequenza d’uso da parte di Google; e sono autodichiarati, non verificati da terzi.

SerpApi descrive un approccio più reattivo: risolve ogni nuova variante del formato appena la osserva, senza modifiche all’integrazione lato cliente, e invita a segnalare le anomalie tramite il Search ID della query. DemandSphere dichiara che le metriche principali – Share of Voice, Unified Visibility e ranking organico – non hanno subito impatti grazie a contromisure già attive, ma la copertura degli URL nelle SERP feature è ancora in corso.

Il quadro più critico arriva da Nozzle: in fase di test, con copertura parziale, Perkins racconta che il tool scartava i risultati interessati – scelta sostenibile finché il volume era basso, impraticabile con un rollout vicino al 100%. Anche Ahrefs, riporta il consulente SEO Glenn Gabe, ha notificato ai clienti una “disruption temporanea dei dati di ranking” causata dai cambiamenti di Google, senza aver ancora trovato una soluzione definitiva.

In sintesi: i rank tracker sono sotto pressione, ma in modo diseguale. I vendor con team di ingegneria dedicati reggono meglio degli strumenti più piccoli, e per tutti il tracciamento delle citazioni negli AI Overview resta il problema irrisolto più rilevante.

6. Conclusione: ne è valsa la pena?

Il quadro è quello di una misura dai costi concentrati e dai benefici, per ora, poco misurabili dall’esterno. Google presenta i link goto come misura tecnica generica contro forme di abuso non specificate; la comunità SEO, senza conferma ufficiale, li legge come il secondo tempo della strategia iniziata con num=100 e proseguita, poche settimane dopo la sconfitta parziale sui claim DMCA contro SerpApi, con un ostacolo tecnico mirato a complicare l’estrazione automatizzata su larga scala.

C’è poi il paradosso del punto 4: nel rilasciare questa novità, Google sembra aver introdotto – almeno temporaneamente – un problema di qualità nel proprio indice, con pagine di terze parti che compaiono sotto il dominio google.com. Nessuna fonte ufficiale l’ha ancora commentato, e vale la pena monitorare.

La lezione pratica è la stessa già imparata con num=100: aspettarsi settimane di rumore nei dati dei rank tracker prima che i vendor completino la messa a punto, e presidiare la misurazione. Se ne sia valsa la pena, per l’ecosistema, resta una domanda aperta.

Fortop affianca aziende e brand nella misurazione della visibilità organica, nella governance del dato e nell’attivazione dei canali digitali. Per valutare l’impatto di questo cambiamento sui vostri report: contact@fortop.it.

Domande frequenti

Che cosa sono i link google.com/goto?

Sono indirizzi intermedi che Google mostra in SERP al posto del link diretto: hanno la forma google.com/goto?url=[parametro codificato] e al clic reindirizzano alla pagina finale. Google ne ha confermato il rollout il 26 agosto 2026.

I link goto influiscono su ranking e indicizzazione del mio sito?

Nessuna fonte segnala effetti su crawling e ranking dei siti di destinazione, e Search Console non risulta impattata; sull’indicizzazione degli URL intermedi ci sono però le eccezioni descritte al punto 4. L’impatto riguarda la misurazione: costo e accuratezza dei dati dei tool di terze parti.

Perché i report dei rank tracker mostrano oscillazioni anomale?

Perché per conoscere la destinazione reale i tool devono seguire un redirect in più. I dati raccolti prima, durante e dopo il rollout non sono pienamente confrontabili: alcune variazioni sono artefatti di misurazione, non movimenti di posizionamento.

I click organici possono comparire in GA4 come traffico diretto?

È un rischio da monitorare, non un fenomeno accertato: se il passaggio per google.com/goto non preservasse un referrer pulito, i click organici potrebbero diventare (direct)/(none).

Da quando esistono i link goto?

Le prime segnalazioni pubbliche risalgono al 23 giugno 2026, ma i dati di Semrush e Ahrefs collocano la comparsa di visibilità organica sul percorso /goto intorno a marzo 2026.

Come verifico se una SERP usa link goto?

Conviene usare una sessione non autenticata o la navigazione in incognito: da utente loggato i link goto sono più difficili da individuare.

Fonti

  1. Search Engine Roundtable – Google Testing google.com/goto As Tracking URLs (8 luglio 2026)
  2. Search Engine Roundtable – Google Search Rolling Out google.com/goto Tracking Parameters (26 agosto 2026)
  3. Search Engine Land – Google confirms deploying goto URL redirects to search results links
  4. DataForSEO – Google’s goto rollout: we already resolve 99.99% of URLs
  5. SerpApi – Google’s new /goto redirect URLs: resolution in progress
  6. Crawl Vision – Google search goto tracking URLs
  7. PPC Land – Google forces rank trackers into 500 to 1,000 requests per query
  8. Digital Applied – Google’s goto tracking URLs: what happens to attribution
  9. DemandSphere – An update from DemandSphere on Google’s goto redirects
  10. Relevant Audience – Google confirms google.com/goto passthrough URLs
  11. Search Engine Roundtable – Google Lawsuit Against SerpApi Over Scraping Search Results Has Been Dismissed (22 luglio 2026)
  12. Search Engine Land – Google loses key DMCA claims against SerpApi in scraping lawsuit (22 luglio 2026)
  13. Search Engine Roundtable – Google Amends Lawsuit Against SerpApi (12 agosto 2026)
  14. Search Engine Land – Google Search confirms it does not support the results per page parameter (18 settembre 2025)
  15. Glenn Gabe (X) – Ahrefs goto ranking data disruption update
  16. Google – robots.txt (verifica diretta della direttiva Disallow: /goto?)
  17. Semrush – verifica diretta Fortop della visibilità organica del percorso google.com/goto (31 agosto 2026)