Michele Pisani
Scritto da 7 min di lettura

L’AI ha accorciato i tempi, non i problemi

Li ha solo resi più difficili da vedere

Ogni nuovo strumento arriva con la stessa promessa: fai le stesse cose in molto meno tempo. Con l’AI la promessa, per una buona parte, è mantenuta davvero. Il tempo si comprime. Quello che nessuno racconta è che i problemi no, non si comprimono insieme al tempo. Si spostano. E si spostano esattamente nel punto in cui è più difficile vederli.

Lo dico nel modo più diretto possibile, perché è il cuore di tutto. Un errore prodotto in tre secondi e accettato senza guardarlo non è un errore in meno. È un errore che salta fuori dopo, settimane dopo, quando correggerlo costa di più e nessuno ricorda da dove sia arrivato. L’AI non riduce gli errori. Ne aumenta la latenza di scoperta. La differenza che conta non è tra errore commesso ed errore evitato, bensì tra errore commesso ed errore scoperto.

Il “quasi giusto” è il problema che non sembra un problema

Stack Overflow ha chiesto a oltre 49.000 sviluppatori cosa li frustra di più dell’AI. La risposta numero uno, dal 66% dei rispondenti, sono le soluzioni “quasi giuste, ma non del tutto”. La seconda, al 45%, è che fare debug del codice generato dall’AI porta via più tempo del previsto. E la fiducia nell’accuratezza di questi strumenti è scesa: solo il 33% se ne fida, contro il 43% del 2024.

Grafico Stack Overflow Developer Survey 2025: principali frustrazioni con l'AI — 66% soluzioni quasi giuste ma non del tutto, 45% debug più lungo del previsto, fiducia nell'accuratezza al 33% (era 43% nel 2024).
Fonte: Stack Overflow Developer Survey 2025

Il problema vero non è l’errore evidente. Quello si vede e si butta. Il problema è il quasi-giusto. È l’output ben formattato, plausibile, che passa il controllo a vista e si infila nel lavoro. Chi rivede abbassa la guardia proprio perché la forma è in ordine. Il problema non sparisce, si nasconde dietro la propria presentabilità, e gli sviluppatori più esperti sono i più diffidenti. Tra chi ha oltre dieci anni di mestiere, solo il 2,6% si fida molto dell’AI. Più sai riconoscere un errore, meno ti fidi.

C’è però un dato che chiude il cerchio meglio di ogni altro, perché guarda al futuro e non al presente. Stack Overflow ha chiesto: in un domani in cui l’AI potesse fare la maggior parte del lavoro, in quali casi chiederesti comunque aiuto a una persona? La risposta numero uno, al 75%, è “quando non mi fido delle risposte dell’AI”.

È il punto di arrivo di tutto il ragionamento. Per quanto l’AI diventi veloce, il giudizio finale su cosa è giusto resta umano. Non perché l’AI non serva, ma perché qualcuno deve pur sempre rispondere di ciò che esce.

Grafico Stack Overflow Developer Survey 2025: in un futuro in cui l'AI fa la maggior parte del lavoro, quando si chiederebbe comunque aiuto a una persona — risposta principale 75%, quando non mi fido delle risposte dell'AI.
Fonte: Stack Overflow Developer Survey 2025

La velocità c’è. Il conto arriva a valle

Il report DORA di Google è una delle ricerche più serie e longeve sullo sviluppo software. Nell’edizione 2025, per la prima volta, l’adozione dell’AI mostra un effetto positivo sulla velocità di consegna. I team hanno imparato a usarla, e vanno più veloci. Nello stesso report, però, l’adozione dell’AI continua a correlare negativamente con la stabilità della consegna.

Questa è la conferma più netta di tutta la tesi, e arriva da chi l’AI la promuove, non da chi la teme. La velocità è reale, i tempi si accorciano sul serio. Ma l’accelerazione mette sotto pressione tutto ciò che sta a valle: testing, code review, controllo qualità e se quella parte non regge il ritmo, il volume in più si trasforma in instabilità. Il problema non sparisce perché sei più veloce, e lo vedi solo se hai costruito gli strumenti per vederlo.

Il debito che si accumula è un costo che qualcuno paga

GitClear ha analizzato 211 milioni di righe di codice modificate tra il 2020 e il 2024, da repository di grandi aziende tech ed enterprise. Il dato chiave riguarda due modi opposti di scrivere codice nuovo.

Il primo è il refactoring, il lavoro di riordino che riusa codice già esistente e lo tiene pulito e mantenibile. È sceso dal 25% delle righe modificate nel 2021 a meno del 10% nel 2024.

Il secondo è il copia-incolla. Duplicare blocchi di codice invece di riusarli in modo ordinato. È salito dall’8,3% al 12,3% nello stesso periodo. E nel 2024, per la prima volta, le righe semplicemente copiate-incollate hanno superato quelle riusate in modo strutturato.

In altre parole, si scrive sempre più codice “in fotocopia” e sempre meno codice riordinato. È il segno che si produce in fretta accumulando duplicati, invece di tenere il sistema pulito.

Questa è la fotografia di quello che io chiamo l'”accrocchio”. Quando produrre costa quasi zero, l’incentivo si sposta dallo scrivere bene allo scrivere in fretta. Si accumulano scorciatoie, duplicati, pezzi che funzionano oggi e che qualcuno dovrà mantenere domani. Non è un costo che vedi alla consegna. È un debito che matura nel tempo e che si presenta all’incasso mesi dopo, quando devi mettere mano al sistema e scopri che nessuno sa più perché quel pezzo era fatto così.

Dove il codice si rompe, e dove invece tace

Tutti questi numeri vengono dal mondo del software per un motivo semplice, è l’unico posto dove il problema si misura bene. C’è un test che fallisce, un deploy che salta, un incidente in produzione. Prima o poi qualcosa si rompe e rende l’errore visibile.

Nel mio lavoro, dati e compliance, quel campanello spesso non suona. Ed è qui che la cosa diventa più insidiosa, non meno.

Un’analisi costruita su un tracciamento sbagliato, una dimensione scambiata per un’altra, un consenso interpretato male, una sorgente di traffico attribuita a casaccio, produce numeri perfettamente plausibili (ricordi il “BOOM della SEO” del mio precedente articolo?). Niente si rompe. Il grafico è pulito, la slide convince, la decisione viene presa. L’errore non si vede in quel momento, viene fuori quando una scelta di budget o di posizionamento si rivela poggiata su un dato che non reggeva.

Stessa storia con la compliance. Un testo che sembra a norma, un’informativa, una cookie policy, una valutazione di trattamento, supera il controllo a vista esattamente come il codice quasi-giusto. Il difetto resta invisibile finché non arriva un audit, una contestazione, la richiesta di un interessato. A quel punto il tempo che avevi risparmiato a scriverlo lo riprendi tutto indietro, con gli interessi del rischio.

Il tempo che risparmi è un prestito, non un regalo

Chiariamo una cosa, la conclusione non è “usare meno l’AI”. Sarebbe miope, e i dati stessi la smentiscono poiché la velocità è vera e il vantaggio è concreto. La domanda giusta è un’altra: cosa fai del tempo che l’AI ti restituisce?

Perché quel tempo è un prestito. Se lo incassi, consegni più in fretta e non cambi niente a monte è molto probabile che dovrai prepararti presto a pagare gli interessi. Gli errori scoperti tardi, il debito da mantenere, le decisioni prese su basi fragili sono lo scotto da pagare. Se lo reinvesti, invece, e sposti la verifica a monte anziché a valle, tieni l’attrito utile dov’è utile, lasci esplicita la responsabilità di chi controlla e a quel punto realmente l’AI accelera senza nasconderti il conto.

È una questione di metodo, e il metodo è il nostro mestiere. In concreto, per noi, significa tre cose:

  • tenere sempre separato il dato osservato dall’interpretazione, ed accertarsi da dove arriva;
  • trattare la governance del dato non come un adempimento ma come la condizione perché le analisi reggano;
  • preferire un’ipotesi che puoi verificare a una scorciatoia che sembra funzionare.

L’AI è uno strumento straordinario per chi mantiene la disciplina di controllare quello che produce. Per chi la perde, accorcia una cosa sola, il tempo che passa prima di pagarne il conto.


Fonti: Stack Overflow Developer Survey 2025 (survey.stackoverflow.co/2025/ai); Google Cloud DORA, State of AI-assisted Software Development 2025 (dora.dev); GitClear, AI Copilot Code Quality 2025 (gitclear.com).