La rivoluzione innescata dai Large Language Models (LLM) sta cambiando radicalmente le dinamiche della ricerca online, ponendo fine al lungo monopolio di Google e impattando pesantemente sulle decisioni di acquisto degli utenti.
Per anni l'agenda della SEO tecnica è stata dettata da Google. Oggi, tuttavia, la priorità si sposta: dobbiamo concentrarci sull'accessibilità, sulla rintracciabilità e sulla leggibilità dei nostri contenuti per i sistemi AI, che operano con logiche e tecnologie meno sofisticate rispetto al colosso di Mountain View.
I nuovi motori AI-based come ChatGPT sono dotati di una tecnologia di analisi del contenuto decisamente meno evoluta rispetto ai motori tradizionali. Ad oggi, gli LLM non sono in grado di accedere a contenuti che richiedono l'esecuzione di script complessi.
Un altro aspetto critico è la velocità. A differenza di Google, che riprova la scansione se fallisce, bot come quelli di Perplexity o Claude interrompono l'operazione se la pagina non risponde immediatamente, rendendo il contenuto di fatto invisibile.
Gli LLM non supportano strumenti classici come le sitemap.xml. È fondamentale sfruttare l'indice di Bing e costruire una forte autorità esterna (citazioni e backlink) affinché il brand sia considerato affidabile dai bot AI.
L'avvento degli LLM ha schiuso nuove opportunità per i dati strutturati. I motori AI utilizzano qualunque meta-informazione utile: basti pensare che oggi esistono oltre 800 tipi e 1500 proprietà di schema per esplicitare il contesto.
Si discute l'introduzione di un file LLMs.txt in formato markdown per facilitare il recupero di informazioni chiave. Un potenziale standard futuro per comunicare direttamente con le intelligenze artificiali.
La rivoluzione AI ha allungato la lista dei controlli tecnici, cambiando radicalmente i criteri di giudizio delle soluzioni un tempo considerate best practice. È tempo di monitorare la visibilità del brand in un ambiente answer-first.
Prossimamente: L'impatto AI sulla Content Strategy